Una mattina con Dickens

A duecento anni dalla nascita, Charles Dickens colpisce ancora e la forza delle sue storie, da quelle che celebrano i buoni sentimenti natalizi a quelle orrorifiche – a molti di noi ancora sconosciute! – è riuscita ad attrarre l’attenzione di due classi di ragazzi della scuola media “Fabio Besta” che abbiamo incontrato oggi presso la biblioteca “Luigi Spina” di Bologna. Silvana Sola, con la collaborazione dell’attore Giorgio Incerti, ha offerto ai ragazzi alcuni assaggi da romanzi e racconti di Dickens, con l’intenzione di risvegliare appetiti verso questo autore classico e perciò – come si è detto – così attuale. I ragazzi, grazie al prezioso lavoro delle loro insegnanti, conoscevano già questo autore e, a giudicare dalla partecipazione riscontrata, questo incontro ha fornito sicuramente nuovi spunti per un ulteriore approfondimento del mondo dickensiano. La scelta di raccontare il Dickens bambino, appassionato lettore ma contemporaneamente alle prese con quella stessa infanzia difficile che sarà poi rappresentata in tanti suoi romanzi, ha aiutato il pubblico a sentirlo più vicino, così come è stato interessante ricostruire gli inizi della sua attività:  giovane cronista che della Grande Città – la Londra del progresso e dell’industria – descriveva gli aspetti più oscuri e dolorosi: omicidi, delitti, miseria, sfruttamento infantile; quella Londra popolata da bambini abbandonati al destino pronto a farli cadere tanto nelle mani del perfido Fagin quanto in quelle del classico benefattore borghese. E a proposito di Fagin, oscuro pedagogo: la sua “scuola di delinquenza” sembra avere almeno in parte funzionato, se l’immagine di Oliver che è emersa dalle voci di alcuni bambini oggi è stata quella di “un furfante” e di “uno che voleva fare il simpaticone pur non essendolo”. L’ombra di Fagin è arrivata fino a noi? E a proposito di ombra, quello che oggi, attraverso i vari brani letti, mi è parso fortemente emergere di Dickens, è quanto buio ci sia nei suoi romanzi: il buio fisico della notte londinese, dei quartieri proletari, delle prigioni, e quello morale che alberga nei cuori di tanti personaggi e ne minaccia tanti altri.
In Canto di Natale, di Scrooge si dice che nel salire le scale non accende neanche una candela perché “il buio costa poco”. Ne La piccola Dorrit si legge che “la prigione ignorava la luce esterna”. Oggi si è ricordato che Dickens è morto giovane – a 58 anni – per il troppo lavoro; forse perché per lui era importante illuminare con il suo scrivere e declamare indefesso tutte quelle zone – le carceri, le infanzie, i docks, le case oscure della Londra proletaria – che la buona società preferiva lasciare nell’ombra. E per illuminare queste zone altrimenti abbandonate al buio è stato pronto a pagare un alto prezzo.

Ilaria Micheletti

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Tema: Esquire di Matthew Buchanan.

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